e poi all'improvviso ti viene dedicata una canzone da una persona speciale.
e nemmeno direttamente. tramite un'altra persona speciale. perché in quel momento tu non eri al pc.
e mi sono ricordata cosa vuol dire essere vicini anche quando fisicamente ci riusciamo un week end ogni 6 mesi, con previsioni ottimistiche. mi sono ricordata che se ti senti unita a qualcuno che vive e sente e pensa e respira e ama e accarezza e guarda e canta e parla e bacia e ride e piange nello stesso modo in cui lo fai tu, allora un sms non mandato o una telefonata non fatta o una notizia non mandata per troppo tempo, non acquistano un'importanza che non devono avere. nessuna connotazione sbagliata.
e questa canzone è stata sia un gessetto colorato che un cancellino di quelli a girella.
ha cancellato la sensazione orribile che mi aveva lasciato addosso la serata con d., che solo perchè torna da londra per due giorni e ha cambiato (apparentemente) vita per l'ennesima volta bisogna essere tutti sorridenti e pronti e scattanti. anche se non abbiamo un aereo da prendere il giorno dopo. chissenefrega se ci dobbiamo alzare alle 5 o alle 6 del mattino, per andare a guadagnarci quello che ci spetta. con una gran fatica, a volte. e chissenefrega, soprattutto, se per una volta sono io che mi sono fatta un po' da parte, perché credo che il diritto di pensare a noi stessi, ogni tanto, ce l'abbiamo tutti. no. in quel momento io divento quella che sparisce, capito. perché a me deve importare delle vaccate dell'intero universo, devo ascoltare tutto senza battere ciglio, trovare soluzioni a problemi (diciamocelo) spesso creati solo da menti distorte. ma poi a qualcuno importa di come posso stare io, che vivo da un'altra parte e che non basta più uscire e avere tutto lì, che mi sveglio alle 6 e mezza del mattino tutti i giorni e poi la sera sono stanca, che mi sono rimessa totalmente in gioco e sfiderei la maggior parte di loro a capire cosa vuol dire davvero?!? c'è qualcuno, cristosanto, che prova a vedere me come quella che una sera parla e racconta o sorride e basta, perché di cose da dire ce ne sarebbero eccome?!? è facile fare i ciechi, e i sordi, anche. basta tapparsi gli occhi e poi le orecchie. e ci si tappa anche il naso. la bocca no. spara cazzate e sentenze e stronzate a nastro. a quello serve.
ha ridisegnato la serata a parma, che come due folli ci siamo messi in macchina alle sei del pomeriggio.
"e dove andate stasera?" "a fare un aperitivo a parma." "a parma?!?"
perché è lì che respiri l'amore e la gioia di vederti e di vivere e di cambiare le cose delle persone che anche se non le vedi e non le senti sono sempre loro e appena ci si vede non è cambiato niente. anzi, una cosa cambia. il bene diventa sempre più grande. come a roma. come quando prendevo un treno o un aereo. io non posso stare ferma. io mi spengo. e non ha senso.
invece poi mi ritrovo tra le lenzuola con l'uomo più bello del mondo che studia solo con le mani un certo regalo rosso che io ho addosso. e sparisce tutto il resto. resta solo qualcosa illuminato da due candele.
ieri sera ho lavorato con il sorriso. e mi sentivo bene. e mi sentivo bella. ed è stata una serata fantastica.
"dimmi"
"no, non devo ordinare. ti guardo, posso?"
"oh...certo"
era una persona gentile.
"ho un panino che mi avanza. lo vuoi?"
"no. non è che hai un numero di telefono tuo, che ti avanza?"
sorriso.
poi è passato chitarrista, con qualche amico mio. anche lui era gentile, ieri. sa quando calcare la mano e quando no. dalla gradazione di azzurro degli occhi, dice lui.
ora mi butto sotto la doccia. che oggi c'è una partita di rugby alle 16, e devo servire birre agli assetati. oltre che tifare, si intende.
dimenticavo. non parlerò del mio capo, qui. non si merita nemmeno una parola di troppo sul mio blog.
grazie, qwe. *****!
(gli amici che ho quelli che ho avuto prima la gente che so che mi è stata vicina...)
m